Aggiornato a ottobre 2026.
Un sito web aziendale porta clienti quando fa tre cose: dice in cinque secondi chi sei e cosa fai, rende facilissimo contattarti dal telefono e dà a chi non ti conosce un motivo per fidarsi. Tutto il resto (animazioni, slogan, pagine “mission e valori”) viene dopo, e spesso non serve.
Ho accolto clienti per diciotto anni dietro un bancone, prima di fare questo mestiere: la porta d’ingresso deve essere chiara e senza gradini. Il sito è la porta di chi ti trova su Google. Se deve cercare il numero di telefono, va dal concorrente che ce l’ha in alto a destra.
Qui sotto trovi la checklist che uso quando controllo il sito di una piccola attività e una tabella con le priorità per tipo di attività. Di prezzi e piattaforme parlo in pezzi dedicati, che ti linko strada facendo.
In breve
- In cima alla home: cosa fai, dove, per chi, e un pulsante per contattarti. Chi arriva deve capirlo senza scorrere.
- Telefono e WhatsApp cliccabili su ogni pagina, perché quasi tutti ti guardano dallo smartphone.
- Recensioni vere, foto vere, nomi veri: le prove che sei affidabile valgono più di qualsiasi slogan.
- Una pagina per ogni servizio importante, con prezzi indicativi o almeno “a partire da”.
- Veloce, leggibile sul telefono, collegato alla scheda Google, in regola con privacy e cookie, e con un modo per misurare quanti contatti porta.
Perché conta: il sito è l’ultimo passaggio prima della telefonata
Quasi nessuno arriva sul sito di una piccola attività per caso: arriva da Google, da Maps, da Instagram, dal consiglio di un amico. Vuole capire se fai al caso suo e come raggiungerti. Il sito non deve convincerlo da zero, deve togliergli i dubbi che restano.
Per questo un sito bellissimo può portare zero clienti e uno semplice, scritto bene, può far squillare il telefono ogni settimana. La differenza quasi mai è la grafica: è se il sito risponde alle domande che il cliente ha in testa. “Siete aperti sabato?” “Arrivate fino a casa mia?” “Quanto costa più o meno?”
C’è poi un motivo pratico. La tua scheda Google Business Profile ha un campo “sito web”: chi la guarda e vuole saperne di più ci clicca. Se lì trova una pagina lenta, vecchia o senza contatti, hai sprecato il lavoro fatto sulla scheda e sulle recensioni Google.
Come si fa: la checklist in 9 punti
Apri il tuo sito dal telefono come un cliente che non ti conosce e controlla un punto alla volta. Quello che manca è la tua lista dei lavori.
1. Cosa dice nei primi 5 secondi
La parte che si vede appena si apre la home, senza scorrere, deve contenere: cosa fai, dove lo fai, per chi, e un pulsante per contattarti. Niente “Benvenuti nel nostro sito”, niente slogan poetici. “Idraulico a Pavia, interventi in giornata in città e provincia” batte “La passione per l’acqua dal 1987”.
Prova pratica: mostra la home per cinque secondi a qualcuno che non ti conosce. Se non sa ripeterti cosa fai e dove, la frase va riscritta.
2. Contatti e WhatsApp a portata di pollice
Il numero di telefono deve essere cliccabile (sul telefono parte la chiamata con un tocco), in alto in ogni pagina e ripetuto in fondo. Accanto metti il pulsante WhatsApp con un messaggio già scritto, così il cliente non deve pensare a come iniziare. Indirizzo con link a Google Maps, orari aggiornati, e un modulo di contatto corto: nome, telefono, messaggio. Ogni campo in più è un cliente in meno che lo compila.
Se usi WhatsApp per lavoro, passa all’app WhatsApp Business: ti dà catalogo, risposte rapide e messaggio di assenza fuori orario, e tiene separato il numero dell’attività dalle chat personali.
3. Prove che sei affidabile
Chi non ti conosce cerca segnali che sei una persona vera e seria. I più efficaci:
- Recensioni dalla scheda Google, con nome e data.
- Foto vere: tu, il negozio, il laboratorio, i lavori finiti. Le foto da catalogo si riconoscono e non convincono nessuno.
- Lavori fatti con due righe di racconto: il problema, cosa hai fatto, il risultato. Come nel nostro caso studio di Pescaturismo Stintino.
- Dati certi: ragione sociale, partita IVA in fondo alla pagina, anni di attività, iscrizioni ad albi o certificazioni se ne hai.
4. Una pagina per ogni servizio
Se fai cinque cose, servono cinque pagine, non un elenco puntato nella home. Ogni pagina servizio risponde a: cos’è, per chi è, come funziona, quanto costa più o meno, quanto tempo ci vuole, e chiude con il pulsante di contatto. È anche il modo più concreto per farsi trovare su Google per ricerche precise come “riparazione tapparelle Monza” invece che per il tuo nome e basta. Il resto del discorso lo trovi nella guida al posizionamento su Google.
Non serve un listino: una fascia o un “a partire da” filtra i curiosi e porta richieste più serie.
5. Velocità
Un sito lento perde le persone prima ancora che leggano. Google ha delle soglie pubbliche, i Core Web Vitals: tra queste, il contenuto principale dovrebbe comparire entro 2,5 secondi. Puoi controllare il tuo sito gratis con PageSpeed Insights. I colpevoli più comuni: foto caricate a piena risoluzione, video in apertura, troppi plugin, hosting da pochi euro l’anno.
6. Pensato per il telefono
Non basta che il sito “si veda” sul telefono. Testo leggibile senza zoomare, pulsanti grandi per il pollice, menu semplice, niente finestre che coprono tutto appena entri. Controllalo dal tuo telefono, all’aperto e con una connessione normale: è così che lo guardano i tuoi clienti.
7. Collegato alla scheda Google
Sito e scheda Google devono dire le stesse cose: nome, indirizzo, telefono, orari. Se il sito dice “chiuso il lunedì” e Google dice “aperto”, il cliente non si fida di nessuno dei due. Link del sito nella scheda, mappa nella pagina contatti e, se hai più sedi, una pagina per sede. Come impostare bene la scheda è spiegato passo passo nella guida a Google Business Profile.
8. Privacy e cookie in regola
Servono un’informativa privacy che dica davvero quali dati raccogli (modulo, newsletter, prenotazioni) e, se usi strumenti di statistica o pubblicità che tracciano, un banner cookie fatto come chiede il Garante: con la possibilità di rifiutare facilmente quanto di accettare. Il riferimento sono le linee guida cookie del Garante privacy del 10 giugno 2021. Un’informativa generica scaricata da internet è un rischio inutile: fattela preparare sulla tua situazione.
9. Misurare i contatti, non le visite
Le visite da sole dicono poco. Conta quante persone ti hanno chiamato, scritto su WhatsApp o compilato il modulo partendo dal sito: si misura contando i clic su telefono, WhatsApp e invio del modulo, e guardandoli una volta al mese. Se vuoi che te lo imposti qualcuno, è quello che facciamo con il servizio di analisi e monitoraggio. In alternativa, la domanda più vecchia del mondo funziona ancora: “Come ci ha conosciuto?”

Cosa deve avere il sito, attività per attività
La checklist vale per tutti, ma le priorità cambiano a seconda dell’attività.
| Attività | Cosa cerca chi arriva | La cosa da mettere in cima | Pagina che non può mancare |
|---|---|---|---|
| Negozio | Se hai quello che cerca, se sei aperto, dove parcheggiare | Orari, indirizzo con mappa, pulsante WhatsApp per chiedere disponibilità | Marchi e categorie trattate, con foto vere del negozio |
| Ristorante | Il menu, i prezzi, come prenotare, che atmosfera c’è | Pulsante “Prenota” e telefono | Menu in pagina, leggibile dal telefono, non un PDF da scaricare |
| Professionista | Se tratti il suo problema e se può fidarsi di te | Di cosa ti occupi esattamente e per chi | Chi sei: formazione, iscrizione all’albo, foto vera, come si svolge il primo incontro |
| Artigiano | Se arrivi nella sua zona, quanto costa più o meno, se lavori bene | Zona coperta e numero da chiamare | Lavori fatti con foto prima/dopo e una pagina per ogni tipo di intervento |
| Struttura ricettiva | Disponibilità, prezzo, posizione, foto delle camere | Date e pulsante per prenotare direttamente | Camere con foto vere, cosa c’è vicino, come arrivare, CIN ben visibile |
Qualche dettaglio in più. Per il ristorante il menu in PDF è il difetto più comune che vedo: sul telefono si legge male e Google non lo legge per niente. Nella guida al marketing per ristoranti trovi come coordinare sito, scheda e prenotazioni nei mesi delle cene aziendali. Per il negozio conta mostrare cosa c’è dentro: un fiorista vende con le foto dei suoi lavori, un gommista con la pagina “cambio gomme” che spiega come prenotare prima del picco. Per la struttura ricettiva il sito serve a ricevere prenotazioni dirette, senza commissioni.
Cosa evitare
- Il carosello di immagini in apertura. Scorre da solo, nessuno lo guarda fino alla terza foto, rallenta tutto e spinge in basso i contatti.
- Il blog fermo al 2021. Se non hai tempo di scrivere, toglilo dal menu: un blog abbandonato dice “qui non c’è più nessuno”.
- Il sito che non puoi modificare. Se per cambiare un orario devi chiamare chi l’ha fatto, prima o poi resterà sbagliato. Chiedi sempre un accesso tuo. Sulle differenze tra le piattaforme c’è la guida Wix, WordPress o agenzia.
Modelli pronti da copiare
La frase in cima alla home (sostituisci le parti tra parentesi):
[Cosa fai] a [città/zona] per [chi]. [Il tuo vantaggio concreto: in giornata / su misura / dal 1998 / preventivo gratuito].
Esempi: “Riparazione e installazione caldaie a Bergamo e provincia. Intervento entro 24 ore.” · “Agriturismo sulle colline di Arezzo: camere, cucina toscana e cene per gruppi.”
Il messaggio precompilato per WhatsApp (si inserisce nel link del pulsante):
“Buongiorno, vi scrivo dal sito. Vorrei informazioni su: “
Il cliente completa con due parole e tu sai già da dove arriva.
Il consiglio
Scrivi i testi come rispondi al telefono, non come una brochure. Per una settimana annota le domande che ti fanno più spesso: sono esattamente quelle a cui il sito deve rispondere.
Errori comuni
- Fare il sito e dimenticarselo. Orari di due anni fa, numero cambiato, servizi che non fai più. Una volta al mese, dieci minuti per ricontrollarlo.
- Nessuna foto di te. Nelle piccole attività si compra dalla persona. Una foto vera del titolare fa più di un logo nuovo.
- Il sito intestato a chi l’ha fatto. Dominio e accessi devono essere a nome tuo. Se un giorno cambi fornitore, il sito resta a te.
Il sito non deve convincere chi non ti vuole. Deve togliere l’ultimo dubbio a chi ti stava già cercando.
Gianfranco Grassi
Domande frequenti
Mi serve davvero un sito se ho già la scheda Google e Instagram?
Scheda e social sono fondamentali, ma non sono tuoi e lo spazio per spiegare i servizi è poco. Il sito è l’unico posto dove decidi tu cosa dire e il cliente trova tutto in ordine. Spesso bastano poche pagine fatte bene.
Quante pagine deve avere un sito aziendale?
Quante ne servono a rispondere alle domande dei clienti. Di solito: home, una pagina per ogni servizio principale, chi siamo, lavori o recensioni, contatti. Per un artigiano o un professionista con quattro servizi, sette-otto pagine sono un ottimo punto di partenza.
Quanto costa un sito aziendale fatto così?
Dipende da quante pagine, chi scrive i testi e chi lo aggiorna. Ho spiegato le fasce reali, voce per voce, in quanto costa un sito web. Da noi un sito vetrina parte da 399 € una tantum: i dettagli sono nella pagina prezzi.
Posso farlo da solo?
Sì, se hai tempo e le idee chiare sui testi. La checklist vale anche per te: nel fai-da-te di solito mancano velocità, misurazione e cookie fatti bene, quindi controlla quei tre punti.
Vuoi sapere cosa manca al tuo sito?
In 30 minuti di videochiamata guardiamo insieme il tuo sito con questa checklist e ti dico quali sono le due o tre cose da sistemare per prime. Gratis e senza impegno: se poi vuoi farle da solo, va benissimo.