Marketing per psicologi: guida completa

Gianfranco Grassi
·
28 Ottobre 2026
·

Lettura: 8 minuti

Psicologa che prende appunti durante un colloquio con un paziente seduto sul divano dello studio
Tempo di lettura: 8 minuti

Aggiornato a ottobre 2026.

Quasi ogni psicologo ha lo stesso dubbio: «Devo farmi conoscere, ma non voglio sembrare uno che vende». È un dubbio sano. Chi ti cerca spesso ci ha pensato per mesi e prima di scriverti vuole capire se di te si può fidare. Una pubblicità urlata lo allontana; il silenzio totale lo manda da qualcun altro, o da nessuno.

La risposta breve: per uno psicologo il marketing è soprattutto informazione chiara. Chi sei, che titolo hai, di cosa ti occupi, come lavori, dove ricevi, quanto costa una seduta. Il Codice deontologico lo permette; vieta le promesse, i toni da promozione e tutto ciò che mette a rischio il segreto professionale. Dentro questi confini c’è molto spazio.

In breve

  • L’art. 40 del Codice deontologico degli psicologi ammette la pubblicità informativa su titoli, specializzazioni, caratteristiche del servizio e costi, nel rispetto del decoro professionale.
  • Come professione sanitaria vale anche la legge 145/2018, art. 1, comma 525: niente offerte, sconti e messaggi suggestivi.
  • Niente promesse di risultato, niente testimonianze di pazienti, molta cautela con le recensioni: il segreto professionale viene prima di tutto.
  • Funzionano un sito che spiega approccio e costi, una scheda Google ordinata e contenuti divulgativi seri.
  • Gli invii da medici, pediatri e altri professionisti restano il canale più solido, purché senza compensi.

Prima le regole: cosa dice il Codice deontologico

Il Codice deontologico degli psicologi italiani, pubblicato dal CNOP, ha pochi articoli sulla comunicazione, ma chiari. Te li riassumo.

  • Art. 40, pubblicità. Puoi fare pubblicità informativa su titoli e specializzazioni, caratteristiche del servizio, prezzo e costi complessivi delle prestazioni, con trasparenza e veridicità. Il messaggio deve rispettare il decoro, la serietà scientifica e l’immagine della professione; il controllo spetta ai Consigli dell’Ordine. Sono vietati i comportamenti scorretti per procacciarsi clienti.
  • Art. 38, decoro. Vale anche ogni volta che rappresenti pubblicamente la professione: Instagram, interviste, video.
  • Art. 39 e art. 5. Presenti in modo corretto formazione ed esperienza, e non crei aspettative infondate. Tradotto: niente «supera l’ansia in 8 sedute».
  • Art. 11 e art. 12, segreto professionale. Non riveli nulla di quello che apprendi nel rapporto professionale, nemmeno il fatto che una persona sia tua paziente.
  • Art. 28. Vieta vantaggi indebiti legati al rapporto professionale, oltre al compenso pattuito. Ne riparliamo quando arriviamo agli invii.

Poi c’è la legge. La psicologia è una professione sanitaria e per gli iscritti agli albi sanitari vale la legge 145/2018, art. 1, comma 525: solo informazioni utili, nessun elemento promozionale o suggestivo. L’ho spiegata nella guida al marketing per dentisti. In pratica:

  • Sì: titolo esatto e numero di iscrizione all’albo, eventuale specializzazione in psicoterapia e orientamento (cognitivo-comportamentale, sistemico, psicodinamico…), aree di cui ti occupi, come si svolge il primo colloquio, durata e costo delle sedute, se lavori anche online.
  • No: «primo colloquio gratuito solo questo mese», pacchetti scontati, «risultati garantiti», frasi che fanno leva sulla paura («Non riesci più ad andare avanti?» sopra una foto in bianco e nero).
  • Da chiedere all’Ordine: un primo colloquio a costo ridotto come condizione stabile, collaborazioni con aziende, presenza su piattaforme di terapia online con logiche commerciali proprie.

Attenzione

Questa è una sintesi pratica, non un parere legale. Ogni Ordine regionale può avere indicazioni proprie e l’art. 40 affida proprio ai Consigli dell’Ordine la verifica dei messaggi. Se un’agenzia scrive per te, la responsabilità deontologica resta tua: rileggi tutto prima che esca.

Chi è il tuo cliente

Nella stessa settimana entrano in studio una studentessa al terzo esame rimandato, un uomo mandato dal medico perché non dorme, una coppia che non si parla più e una madre preoccupata per il figlio. Ti trovano in modi diversi.

Tipo di pazienteCosa cercaDove ti trovaQuando
Adulto che decide da solo (ansia, umore, momenti difficili)Qualcuno di competente e non giudicante, vicino casa o onlineGoogle («psicologo + città»), sito, passaparola discretoSpesso dopo mesi di dubbi; molte richieste a settembre e a gennaio
Paziente inviato dal medico di base o da uno specialistaUn professionista serio con cui il medico si trova beneMedico, psichiatra, ginecologo, farmacistaTutto l’anno
Genitori per un figlio bambino o adolescenteEsperienza con l’età evolutiva, rapporto con la scuolaPediatra, insegnanti, altri genitoriInizio scuola, prime pagelle, fine quadrimestre
CoppiaUn terzo neutrale, spesso con poco tempo e molta urgenzaGoogle, amici, a volte l’avvocatoDopo le feste e dopo l’estate
Studente universitarioCosti sostenibili, orari serali, anche onlineGoogle, Instagram, servizi dell’ateneoSessioni d’esame, tesi
I pazienti di uno studio di psicologia: motivi, canali e tempi diversi.

Una cosa vale per tutti: chi chiede aiuto controlla molto prima di scrivere. La tua comunicazione deve abbassare la soglia, non alzarla.

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Dove comunicare

Il sito: chiaro su approccio, modalità e costi

Per uno psicologo il sito è la sala d’attesa. Chi lo visita vuole risposte alle domande che non osa fare al telefono: come si svolge il primo colloquio, quanto costa, cosa succede se non me la sento di continuare, se ricevi la sera, se fai sedute online.

  • Una pagina «Chi sono» con titolo, iscrizione all’albo, formazione e orientamento spiegato in due righe comprensibili.
  • Una pagina per area: ansia, coppia, età evolutiva, lutto, sostegno ai genitori. Meglio tre pagine fatte bene che dodici voci in un elenco.
  • Costi chiari: colloquio, seduta, eventuale percorso di valutazione. Pubblicarli è informazione corretta, e l’art. 40 cita espressamente il prezzo.

Qui trovi cosa deve avere un sito web che porta contatti. Aggiungo solo: una foto vera, luminosa, in cui sembri una persona con cui si può parlare.

Google: scheda e ricerche locali

Molte richieste spontanee partono da ricerche come «psicologo Sassari» o «psicoterapeuta di coppia Bologna». La scheda Google con categoria corretta, indirizzo, orari e foto della stanza (senza persone) è il primo biglietto da visita.

Recensioni: il punto più delicato

Qui serve più cautela che in qualunque altro settore. Lasciare una recensione allo psicologo significa dire pubblicamente «sono in terapia». Il mio consiglio è di non chiederle attivamente ai pazienti: la relazione terapeutica non è il posto per una richiesta del genere. Se qualcuno la lascia di sua iniziativa, va bene, ma quando rispondi non confermare mai che quella persona è tua paziente e non entrare nel merito: un «Grazie per le parole» basta. Con una recensione negativa vale lo stesso: niente dettagli. Come segnalare quelle false lo spiega la guida alle recensioni Google.

Testimonianze: escludile

Il Codice non usa la parola «testimonianze», ma tra segreto professionale, decoro e divieto di creare aspettative le testimonianze di pazienti in pubblicità sono la cosa più lontana da quello che ti è permesso. Anche con il consenso, anche anonime: non le userei mai.

Contenuti divulgativi: seri, non motivazionali

Instagram, un blog o una newsletter funzionano se spieghi cose utili: la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra, cosa succede al primo colloquio, come capire se un figlio ha bisogno di aiuto, cosa dire a un amico in lutto. Evita le frasi da poster. Ti leggono anche persone fragili: niente autodiagnosi, sempre l’invito a parlarne con un professionista. Un piano editoriale con due contenuti a settimana è più che sufficiente.

In studio e sul territorio

Una serata per genitori in biblioteca o un incontro in una scuola fanno conoscere il tuo modo di lavorare meglio di un’inserzione. In studio, un foglio chiaro con costi, disdette e contatti, da consegnare al primo colloquio: l’art. 24 chiede comunque di informare il paziente su modalità e limiti della riservatezza.

Gli invii da medici e colleghi

È il canale migliore e si costruisce con il tempo. Presentati a medico di base, pediatra, psichiatra della tua zona; lascia una pagina con le aree di cui ti occupi e i tempi di attesa reali. Chiedi al paziente il consenso prima di qualunque contatto con chi lo ha inviato. E niente compensi o regali per chi ti manda persone: l’art. 28 vieta i vantaggi indebiti.

Cosa non serve

  • Siti di coupon e promozioni a tempo: incompatibili con le regole.
  • TikTok per inseguire visualizzazioni: porta follower lontani e il rischio di banalizzare.
  • Inserzioni a pagamento con toni emotivi: se le usi, solo informative, con titolo, area e città.

Quando comunicare

Ci sono momenti in cui le richieste si concentrano. Non sono picchi da cavalcare con promozioni: sono momenti in cui farsi trovare pronti.

PeriodoCosa succedeCosa fare
Settembre – ottobreRientro, ripresa del lavoro, inizio scuolaAgenda aggiornata, contenuti per genitori e studenti
Novembre – dicembre (adesso si prepara)Giornate corte, feste che pesano a chi è solo o in lutto, tensioni familiariContenuti delicati su feste e solitudine, orari di dicembre chiari, scheda Google aggiornata
Gennaio – febbraioBuoni propositi, crisi di coppia dopo le feste, primo quadrimestreRispondere in giornata, pagine su coppia ed età evolutiva in ordine
Marzo – giugnoEsami, maturità, sessioni universitarieContenuti su ansia da prestazione, orari serali e sedute online
Luglio – agostoPausa estiva, sedute diradateComunicare le chiusure con anticipo, preparare i contenuti di settembre
Il calendario di uno studio di psicologia: in grassetto il periodo da preparare ora.

Quanto investire

Fasce indicative al mese, per uno studio con uno o pochi professionisti.

Budget mensileCosa ci faiFunziona se…
0–100 €Scheda Google curata da te, sito semplice ma completo, un contenuto divulgativo a settimanaLavori da solo, hai già invii dai medici e ti piace scrivere
150–400 €Pagine per area, gestione della scheda, piano editoriale, newsletter, annunci informativi su Google per una o due areeHai posti liberi in agenda e vuoi crescere in un’area precisa, rileggendo tu ogni testo
Oltre 500 €Centro con più professionisti, campagne continuative, prenotazione online, gestione delle richiesteC’è qualcuno che risponde e smista le richieste in giornata
Fasce di investimento indicative per uno studio di psicologia.

Come riferimento: con PRO motion un sito vetrina parte da 399 € una tantum e gli abbonamenti vanno da 99 € a 299 € al mese (trovi tutto nella pagina prezzi). Se lavori da solo e l’agenda è piena grazie agli invii, un’agenzia non ti serve: tieni in ordine sito e scheda Google e dedica il tempo ai pazienti.

Gli errori che vedo più spesso

  1. Sito scritto per i colleghi. Pagine piene di termini tecnici sull’orientamento, nessuna risposta a «quanto costa» e «come funziona».
  2. Promesse involontarie. «Percorso breve per uscire dall’ansia» sembra innocuo, ma suggerisce un risultato.
  3. Titolo confuso. Usare «psicoterapeuta» senza la specializzazione, o non dire se lo sei quando lo sei.
  4. Foto da catalogo con persone disperate: allontanano proprio chi ha bisogno.
  5. Rispondere dopo tre giorni. Chi ha trovato il coraggio di scrivere spesso scrive a più studi.

Chi cerca uno psicologo non ha bisogno di essere convinto. Ha bisogno di capire che può fidarsi. La comunicazione giusta toglie paura, non aggiunge pressione.

Gianfranco Grassi

Come scegliere l’agenzia (o il professionista) giusto

  • Conosce il Codice deontologico. Domanda di prova: «Possiamo pubblicare qualche testimonianza?». Se la risposta è sì, cerca altrove.
  • Scrive con delicatezza. Chiedi esempi di testi su temi sanitari: niente allarmismi, niente slogan.
  • Ti fa approvare tutto, perché l’iscrizione all’albo è la tua.
  • Tratta i dati con attenzione: moduli sicuri, niente tracciamenti pubblicitari dove le persone raccontano il proprio problema.
  • Misura i primi colloqui, non i like.

Al primo incontro chiedi: «Chi controlla che i testi rispettino l’art. 40?» e «Come gestite le richieste che arrivano dal modulo?». Per altri criteri utili c’è la guida su come scegliere un’agenzia di comunicazione.

Da dove cominciare questa settimana

  1. Rileggi sito e profili: titolo esatto, iscrizione all’albo, nessuna promessa, nessuna testimonianza.
  2. Pubblica una pagina su come si svolge il primo colloquio e quanto costa.
  3. Aggiorna la scheda Google con categoria, orari, foto dello studio e link al sito.
  4. Prepara due contenuti divulgativi per dicembre, sulle feste vissute con fatica.
  5. Scrivi a due medici della tua zona per presentarti, senza proporre nulla in cambio.

Domande frequenti

Uno psicologo può fare pubblicità?

Sì, informativa: titoli, specializzazioni, caratteristiche del servizio e costi, nel rispetto del decoro (art. 40 del Codice deontologico) e senza elementi promozionali o suggestivi (legge 145/2018, art. 1, comma 525).

Posso chiedere recensioni ai pazienti?

Ti consiglio di no: chiederle dentro una relazione terapeutica è inopportuno ed espone la persona. Se arrivano spontaneamente, rispondi senza confermare il rapporto professionale.

Posso offrire il primo colloquio gratuito?

Come promozione a tempo no. Una condizione stabile e trasparente è una zona su cui conviene chiedere un parere al tuo Ordine prima di pubblicarla.

Le sedute online seguono regole diverse?

No: l’art. 1 del Codice dice che le regole valgono anche per le prestazioni a distanza. Spiega sul sito come funzionano e come proteggi la riservatezza.

Vuoi una comunicazione seria, che non ti metta a disagio?

In una call gratuita di 30 minuti guardiamo sito, scheda Google e profili, e ti dico cosa sistemare dentro le regole del tuo Codice.

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