Marketing per videomaker: guida completa

Gianfranco Grassi
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4 Novembre 2026
·

Lettura: 7 minuti

Un videomaker regola la camera su treppiede mentre riprende un'intervista a una donna seduta a una scrivania
Tempo di lettura: 7 minuti

Aggiornato a novembre 2026.

Fare il videomaker oggi significa competere con chiunque abbia un telefono buono e uno stabilizzatore. Il cliente vede reel ovunque e si chiede perché dovrebbe spendere per un professionista. Eppure le aziende continuano a cercare qualcuno che riprenda la convention, giri il video della nuova sede o racconti l’azienda in due minuti senza farla sembrare una pubblicità degli anni Novanta.

Il punto è che quel cliente non compra “un video”. Compra la tranquillità di sapere che il giorno dell’evento ci sarà qualcuno di affidabile, che l’audio si sentirà, che il montaggio arriverà in tempo per la newsletter o per la fiera. Il tuo marketing deve mostrare proprio questo: non solo quanto sono belle le tue immagini, ma quanto è facile lavorare con te. E novembre, con gli eventi di fine anno e i budget del nuovo anno da decidere, è il momento giusto per farlo.

In breve

  • Il cliente più redditizio è spesso l’azienda: eventi, video istituzionali, formazione, contenuti ricorrenti.
  • Uno showreel breve e diviso per tipo di lavoro vende più di un portfolio infinito.
  • LinkedIn, per un videomaker che lavora con le aziende, conta più di TikTok.
  • Agenzie, location ed event planner sono i canali che portano lavoro senza pubblicità.
  • Drone, liberatorie e musica: mettere in regola tutto è anche un argomento di vendita.

Chi è il tuo cliente

Un fotografo e un videomaker sembrano cugini, ma vendono in modo diverso: il video costa di più, richiede più giorni di lavoro e coinvolge più persone dal lato del cliente. Se fai anche fotografia, trovi altri spunti nella guida al marketing per fotografi. Qui parliamo di chi vive soprattutto di video.

Tipo di clienteCosa cercaDove ti trovaQuando
Azienda che organizza un eventoCopertura affidabile, montaggio rapido, clip per i social già il giorno dopoAgenzie di eventi, location, LinkedIn, passaparola tra uffici marketingNovembre-dicembre, primavera, settembre-ottobre
Azienda che vuole raccontarsiUn video istituzionale che non sembri finto, per sito e fiereGoogle, LinkedIn, consiglio del consulente o dell’agenziaInizio anno, prima di fiere e lanci
Attività locali (ristoranti, strutture, negozi)Contenuti brevi e regolari per i social, a un prezzo mensile chiaroInstagram, Google, conoscenza direttaPrima delle stagioni forti
Agenzie di comunicazioneUn professionista che lavori con il loro marchio e rispetti le scadenzeContatto diretto, showreel, LinkedInTutto l’anno, spesso con poco preavviso
Coppie che si sposanoEmozione, discrezione, un racconto della giornataInstagram, wedding planner, fiere sposiPrenotano con molti mesi di anticipo
I clienti di un videomaker: le aziende pagano meglio, ma decidono in più persone e con tempi più lunghi.

Decidi presto su quali righe vuoi puntare. Un videomaker che si presenta come “faccio tutto” sembra uno che non ha un mestiere preciso. Uno che dice “racconto eventi aziendali e convention” viene ricordato dall’agenzia che organizza la prossima.

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Dove comunicare

Lo showreel: il tuo biglietto da visita

Prima ancora dei canali, serve il materiale. Uno showreel unico di tre minuti, con matrimoni, aziende e videoclip mescolati, confonde. Meglio due o tre reel brevi, ognuno per un tipo di cliente: uno per gli eventi, uno per i video aziendali, uno per i social. Sessanta secondi bastano. Mettili in alto sul sito, sul profilo LinkedIn e in evidenza su Instagram.

Il sito: lavori veri, raccontati

Il sito di un videomaker deve far vedere i video, certo, ma anche spiegare come lavori. Per ogni lavoro importante, una pagina breve: chi era il cliente, cosa gli serviva, come l’hai fatto, cosa ne ha fatto lui (proiettato alla convention, usato in fiera, pubblicato sul sito). Poi una pagina “Come lavoro” con le fasi, i tempi di consegna e cosa serve dal cliente. Una landing page dedicata agli eventi aziendali, da mandare a chi ti chiede un preventivo, ti fa sembrare più strutturato di chi manda solo un link a YouTube.

LinkedIn: dove stanno i clienti aziendali

Chi decide il budget per il video di un’azienda (il responsabile marketing, il titolare, chi organizza gli eventi) passa più tempo su LinkedIn che su TikTok. Pubblica dietro le quinte dei lavori aziendali, spezzoni dei video con il permesso del cliente, brevi riflessioni su cosa rende un video aziendale credibile. Tagga i clienti quando sono d’accordo: è il modo più naturale per farti vedere dai loro contatti.

Instagram e YouTube

Instagram è la vetrina per i lavori brevi, i social per le attività locali e i matrimoni. YouTube o Vimeo servono soprattutto come archivio dei video completi da inserire nel sito. Non inseguire i numeri: un profilo ordinato, aggiornato ogni settimana, con lavori veri, basta.

Google Business Profile

Chi cerca “videomaker” più il nome della città spesso vede prima la mappa. Una scheda Google con zona servita, foto sul set e recensioni dei clienti aziendali ti fa trovare anche da chi non ha un’agenzia che ti consiglia.

Le relazioni: agenzie, location, organizzatori

Agenzie di eventi, hotel e location per congressi, wedding planner, agenzie di comunicazione che non hanno un videomaker interno. Sono loro che ricevono la domanda “conosci qualcuno per il video?”. Presentati con uno showreel mirato, rispetta i loro tempi e il loro marchio, non scavalcarli mai con il cliente finale. Un’agenzia che si fida ti chiama per anni.

Cosa puoi lasciar perdere

I portali dove si vendono video a prezzo stracciato. La pubblicità generica “videomaker professionista” senza una nicchia. TikTok, se i tuoi clienti sono aziende che non lo usano.

Le regole da conoscere (e da far vedere)

Un cliente aziendale vuole sapere che non avrà problemi. Mostrare che conosci le regole è un argomento di vendita.

  • Drone. Per operare un drone serve la registrazione come operatore sul portale d-flight, con il codice applicato sul drone, l’assicurazione di responsabilità civile e, salvo le eccezioni previste per i droni più leggeri, l’attestato di pilota. Le regole sono sul sito dell’ENAC. Controlla anche le zone in cui il volo è limitato. Scrivere sul sito che sei in regola rassicura.
  • Persone riprese. Per usare l’immagine delle persone in un video promozionale servono le liberatorie. Agli eventi aziendali, accordati con il cliente su chi le raccoglie e su come informare i partecipanti.
  • Musica. Usa brani con una licenza adatta all’uso commerciale. Un video aziendale bloccato sui social per un brano non autorizzato è una figuraccia per te e per il cliente.

Quando comunicare

PeriodoCosa succedeCosa fare
Novembre-dicembre (adesso)Cene ed eventi aziendali di fine anno, video di auguri, aziende che decidono il budget del nuovo annoProponi la copertura degli eventi di dicembre con clip consegnate in 24 ore, scrivi ai clienti dell’anno per i progetti di gennaio
Gennaio-febbraioRiunioni di inizio anno, preparazione delle fiere di primavera, nuovi siti aziendaliPacchetti per video istituzionali, contatto con chi rifà il sito
Marzo-giugnoFiere, inaugurazioni, matrimoni, stagione turistica in arrivoShowreel aggiornato, contenuti per strutture e ristoranti prima dell’estate
Luglio-agostoFestival, eventi all’aperto, aziende in ferieLavori per il turismo e gli eventi estivi, montaggio del materiale dell’anno
Settembre-ottobreConvention, fiere d’autunno, ripartenza delle aziendeContatti con agenzie di eventi e location, nuovi casi studio sul sito
Il calendario del videomaker: gli eventi di dicembre si vendono a novembre, i progetti di primavera a gennaio.

Un’idea per adesso: un piccolo pacchetto “evento di fine anno” con riprese, una clip di 30 secondi il giorno dopo e il video completo entro una settimana. Le aziende lo capiscono subito e lo approvano senza riunioni lunghe.

L’azienda non compra il video più bello. Compra il fornitore che le toglie un pensiero il giorno dell’evento.

Gianfranco Grassi

Quanto investire

Per un videomaker il marketing costa soprattutto tempo: montare lo showreel, scrivere i casi, coltivare i contatti. Il denaro serve per un sito fatto bene e, al limite, per qualche campagna mirata.

Budget mensileCosa ci faiFunziona se…
Zero, due ore a settimanaShowreel per tipo di cliente, LinkedIn e Instagram curati, scheda Google, visite ad agenzie e locationHai già qualche cliente e una nicchia chiara. Qui il fai-da-te basta.
100-300 €Sito con casi studio e landing page per gli eventi, gestione della scheda Google, newsletter ai clienti aziendaliVuoi presentarti alle aziende in modo più strutturato.
300-600 €, a periodiCampagne su LinkedIn o Google rivolte ad aziende della tua area, prima delle stagioni di eventiHai un’offerta precisa e prezzi chiari da proporre.
Fasce orientative: il budget pubblicitario è separato da chi lo gestisce.

Se vuoi un’idea dei costi di un sito, un sito vetrina parte da 399 € una tantum: trovi tutto nella pagina prezzi.

Gli errori che vedo più spesso

  1. Parlare di attrezzatura invece che di risultati. Al cliente non interessa la tua camera, interessa cosa farà con il video.
  2. Preventivi vaghi. “Dipende” non è un prezzo. Pacchetti con giornate di ripresa, durata del video e tempi di consegna aiutano l’azienda a decidere.
  3. Portfolio senza contesto. Un bel video senza spiegare per chi era e a cosa è servito vale la metà.
  4. Consegnare in ritardo. Il video della convention che arriva un mese dopo non serve più a nessuno.
  5. Scavalcare l’agenzia che ti ha portato il cliente. Lo fai una volta, e non ti chiama più nessuno di quel giro.
  6. Non chiedere il permesso di mostrare i lavori. Mettilo per iscritto nel preventivo, così hai materiale da far vedere.

Come scegliere l’agenzia (o il professionista) giusto

  • Capisce che vendi alle aziende, e ti propone LinkedIn e casi studio prima dei balletti sui social.
  • Ti aiuta a scegliere una nicchia, invece di farti sembrare uno che fa tutto.
  • Conosce il tuo lavoro abbastanza da non chiederti di “regalare” video come contenuti.
  • Misura i preventivi richiesti, non le visualizzazioni.
  • Ti lascia la proprietà di dominio, sito, profili e account pubblicitari.

Domande da fare al primo incontro: come mi fai arrivare alle aziende della mia zona? Come presenteresti i miei lavori? Cosa mi consigli di fare da solo?

Detto con sincerità: molti videomaker non hanno bisogno di un’agenzia, ma di qualche giornata per sistemare sito e showreel. Se l’agenda è già piena con agenzie e clienti fissi, investi lì il tuo tempo.

Da dove cominciare questa settimana

  • Monta uno showreel di 60 secondi solo per un tipo di cliente, quello che vuoi di più.
  • Scrivi un caso studio breve sul lavoro aziendale migliore dell’anno e pubblicalo sul sito e su LinkedIn.
  • Prepara un pacchetto “evento di fine anno” con prezzo e tempi di consegna.
  • Manda un messaggio a tre agenzie di eventi o location della tua zona con lo showreel.
  • Controlla che il tuo drone sia in regola e scrivilo sul sito.

Domande frequenti

Devo pubblicare i prezzi sul sito?

Almeno una fascia di partenza per i pacchetti più semplici. Aiuta a filtrare chi cerca il video a cinquanta euro e fa risparmiare tempo a entrambi.

Ha senso offrire abbonamenti mensili?

Sì, per i contenuti social delle attività locali: un numero fisso di video al mese a un prezzo chiaro ti dà entrate regolari. Per i grandi progetti aziendali, meglio il preventivo su misura.

LinkedIn serve anche se lavoro in una città piccola?

Sì, se i tuoi clienti sono aziende. Anche in provincia chi decide i budget marketing è lì, e i contatti locali sono pochi ma buoni.

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