Sito vetrina o e-commerce: come scegliere

Gianfranco Grassi
·
24 Agosto 2026
·

Lettura: 6 minuti

Una titolare prepara gli ordini fra scatole da spedire, con il computer portatile aperto sul tavolo
Tempo di lettura: 6 minuti

Aggiornato ad agosto 2026.

«Faccio un sito vetrina o direttamente un e-commerce, che tanto poi vendo anche online?» È una delle domande che arrivano più spesso, e quasi sempre è posta male: sembra una scelta fra due tipi di sito, mentre è una scelta fra due mestieri.

Il sito vetrina racconta quello che fai e ti porta contatti: chi lo legge poi ti telefona, ti scrive, passa in negozio. L’e-commerce fa una cosa diversa — incassa — e per farlo ha bisogno di magazzino, spedizioni, resi, foto di ogni prodotto e qualcuno che ci lavori tutti i giorni. Non è un sito con dentro un carrello: è un secondo punto vendita, con gli stessi problemi di quello fisico e in più la concorrenza di chiunque nel raggio di duemila chilometri.

Qui sotto: la differenza vera in una tabella, che cosa costa un e-commerce oltre al sito, le tre domande da farsi prima di aprirlo, e la terza via che risolve la maggior parte dei casi.

La differenza, in una tabella

 Sito vetrinaE-commerce
Che cosa faTi fa conoscere e raccogliere contattiVende e incassa senza di te
Costo di partenzaDa 399 € una tantum, oppure dentro un canoneDi norma da 2.500 € in su, molto dipende dal catalogo
Il lavoro dopoQualche aggiornamento, contenuti se vuoi crescereOrdini, spedizioni, resi, assistenza: ogni giorno
Che cosa serve primaSapere che cosa offri e a chiMargine per unità, logistica, foto, tempo
Quando rendeQuando chi ti cerca ti trova e ti contattaQuando il margine per ordine copre acquisizione e spedizione

La riga da leggere due volte è l’ultima. Un vetrina «funziona» se ti arriva una telefonata in più a settimana. Un e-commerce funziona solo se i conti tornano per ordine, e questo è un calcolo che si fa prima di spendere, non dopo.

Che cosa costa un e-commerce oltre al sito

Il preventivo del sito è la parte che si vede. Sotto ce n’è un’altra, che nei preventivi non compare perché non la fa chi costruisce il sito: la fai tu.

VoceChe cos’èChi la paga
Schede prodottoTitolo, descrizione, misure, varianti: una per articoloTu, in ore, o chi le scrive per te
FotografieOgni prodotto, su fondo pulito, da più angolazioniTu o un fotografo
SpedizioniContratto con il corriere, imballaggi, fasce di pesoCosto fisso più costo per ordine
ResiDiritto di recesso di 14 giorni: è legge, non una gentilezzaTu, ogni volta
PagamentiCommissioni su ogni incassoUna percentuale di ogni ordine
AssistenzaRispondere a chi chiede «dov’è il mio pacco»Il tuo tempo, tutti i giorni
PubblicitàSenza traffico un negozio online è chiusoBudget mensile, non una tantum

Il modo giusto di guardarla è per ordine, non per fatturato. Non conta quanto incassi: conta quanto ti resta dopo aver pagato tutto quello che è servito per consegnare quell’ordine. Un ordine da 35 euro con 6 euro di spedizione, 1,20 di commissioni sull’incasso e 8 euro di pubblicità per portarlo a casa lascia molto meno di quanto sembri — e se il margine lordo sul prodotto era il 30%, ci hai rimesso.

Le tre domande da farsi prima di aprire un e-commerce

Sono tre e si rispondono con una calcolatrice, non con l’entusiasmo.

  1. Quanto mi resta su un ordine medio? Prendi il prezzo di vendita, togli il costo del prodotto, la spedizione che paghi tu, le commissioni, l’imballo. Il numero che rimane è quello che hai per farti trovare da un cliente nuovo. Se è sotto i dieci euro, vendere online a persone che non ti conoscono è quasi sempre in perdita.
  2. Chi prepara e spedisce, materialmente? Con nome e cognome, e in che ora della giornata. «Ci penso io la sera» regge per i primi dieci ordini, non per i primi cento.
  3. Il mio prodotto sopporta la spedizione? Fragile, pesante, deperibile, ingombrante: ognuno di questi aggettivi sposta il conto, e alcuni lo chiudono. Un prodotto che costa 20 euro e ne costa 12 di spedizione non si vende online, si vende in negozio.

Se le risposte sono chiare e i conti tornano, l’e-commerce è la scelta giusta e vale la spesa. Se una delle tre è vaga, la spesa arriva comunque e il ritorno no.

Interno di un piccolo negozio con scaffali pieni di oggetti esposti
Per moltissime attività la vendita non avviene sul sito, e non deve avvenire lì.

Quando il sito vetrina è la scelta giusta, e non un ripiego

C’è l’idea che il vetrina sia l’e-commerce dei poveri: un sito che non vende. È il contrario. Per la maggior parte delle attività italiane il vetrina è lo strumento adatto, perché la vendita non avviene sul sito e non deve avvenire lì.

Vale per tutti quelli che vendono un lavoro invece di un oggetto: impianti, riparazioni, consulenze, studi professionali, ristoranti, artigiani su misura. Lì il sito serve a farti trovare e a farti scegliere — e la vendita si chiude al telefono o di persona, dove peraltro si chiude meglio, perché puoi rispondere alle obiezioni.

Vale anche per chi ha un negozio fisico che funziona: prima di aprire un canale nuovo con costi nuovi, quasi sempre rende di più far arrivare in negozio le persone che oggi non sanno che esisti. Che è poi il motivo per cui a molti dico di curare la scheda Google prima del sito — ne ho scritto nella guida al profilo dell’attività su Google.

Una donna sfoglia un catalogo appoggiata al bancone di una bottega, fra prodotti esposti
Il catalogo mostra tutto, ma la richiesta arriva a te: nessuna spedizione da gestire.

La terza via: vetrina con catalogo, senza carrello

È la soluzione che propongo più spesso, e quasi nessuno la chiede perché non sa che esiste.

Il sito mostra i prodotti o i servizi come un catalogo — foto, descrizioni, caratteristiche, anche il prezzo se ha senso — ma invece del carrello c’è un pulsante per chiedere disponibilità, un preventivo o un appuntamento. Ottieni la parte che serve davvero, cioè farti trovare da chi cerca quel prodotto, senza aprire il fronte di spedizioni, resi e pagamenti.

Funziona bene per prodotti su misura, per articoli che vanno visti dal vivo, per attività che vendono anche all’ingrosso, e per chi vuole capire se c’è domanda online prima di investire. Le richieste che arrivano da lì sono anche un dato: se in tre mesi ne ricevi trenta per lo stesso articolo, hai la risposta alla domanda «conviene aprire l’e-commerce?» — e te la sei pagata con un vetrina.

Il carrello non vende. Vende il margine che resta dopo la spedizione: se quello non c’è, un sito bellissimo ti fa solo perdere soldi più in fretta.

Gli errori che costano di più

  • Aprire l’e-commerce per esserci. Un negozio online senza pubblicità e senza contenuti è un negozio con la saracinesca abbassata: esiste, non lo vede nessuno.
  • Caricare duecento prodotti in fretta. Meglio venti schede fatte bene che duecento con la descrizione copiata dal fornitore: quelle copiate non si posizionano, perché sono identiche a quelle di altri cento negozi.
  • Non calcolare le spedizioni prima. Le fasce di peso e i costi del corriere si decidono prima di scegliere il listino, non dopo il primo ordine in perdita.
  • Dimenticare la parte legale. Condizioni di vendita, recesso di 14 giorni, informativa privacy, dati fiscali completi. Non è burocrazia: è la parte che ti tutela quando qualcuno contesta.
  • Trattare il vetrina come un volantino. Anche il vetrina, se resta fermo per due anni, smette di portare contatti. La differenza fra un vetrina che funziona e uno che non funziona sono le pagine che rispondono a domande vere.

Facciamo il conto insieme?

Trenta minuti in videochiamata, gratis: prendiamo il tuo prodotto più venduto e calcoliamo che cosa resta su un ordine. Da lì si capisce da solo se serve un e-commerce o un vetrina.

Come si decide, in pratica

Se la tua situazione è…La scelta è
Vendi un servizio o un lavoro su misuraSito vetrina
Hai un negozio che va, ma pochi sanno che esistiVetrina più scheda Google curata
Prodotti tuoi, margine buono, qualcuno che spedisceE-commerce
Prodotti da vedere dal vivo o su misuraVetrina con catalogo e richiesta
Rivendi prodotti di altri con margini strettiQuasi mai e-commerce: non reggi il confronto sul prezzo
Vuoi capire se c’è domanda onlineVetrina con catalogo, e si misura

Una nota sull’ordine delle cose: partire dal vetrina non preclude niente. Un sito fatto bene si estende con la parte di vendita quando i conti tornano, senza rifarlo da capo. Il contrario — aprire un e-commerce e poi accorgersi che serviva altro — costa molto di più, e non solo in soldi. Come costruisco un negozio online, e che cosa è compreso, sta nella pagina sulla realizzazione e-commerce.

In sintesi

Il sito vetrina porta contatti e costa poco da mantenere: è la scelta giusta per chi vende un lavoro, per chi ha un negozio fisico, per chi sta capendo. L’e-commerce incassa da solo ma è un secondo punto vendita: ha senso quando il margine per ordine copre spedizione, commissioni e pubblicità, e quando c’è una persona che spedisce tutti i giorni. In mezzo c’è il catalogo senza carrello, che risolve più casi di quanti si creda. Le due strade hanno una pagina ciascuna: creazione siti web e realizzazione e-commerce. Sui numeri di partenza ho scritto un pezzo a parte: quanto costa un sito web, voce per voce; e se stai ancora valutando se fartelo da solo, la risposta sta in Wix, WordPress o agenzia.

Se vuoi la risposta per la tua attività

Trenta minuti in videochiamata, gratis: mi racconti che cosa vendi e a chi, facciamo insieme il conto del margine per ordine e ti dico quale delle tre strade regge — anche quando la risposta è che l’e-commerce, nel tuo caso, non conviene. Come lavoro su un sito nuovo è spiegato nella pagina creazione siti web, e i numeri sono tutti nella pagina prezzi.

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